PALAZZO CHIGI ZONDADARI

Palazzo Chigi, ora sede del Comune, voluto nella seconda metà del XVII secolo dal cardinale Flavio Chigi e progettato dell’architetto Carlo Fontana. 

Flavio Chigi volle un programma figurativo molto ricco, dando un quadro più ampio possibile di tutti i motivi più comuni delle decorazioni profane del periodo: Stagioni, Segni Zodiacali, Elementi, Arti. Questo fu fatto attingendo dai repertori iconografici e dalle fonti più comuni per l’epoca.

L’ornamentazione ad affresco dei due piani del Palazzo fu approntata in breve tempo, grazie alla collaborazione tra un vero e proprio stuolo di pittori e decoratori, che lavorarono in un clima di grande affiatamento. Nei dipinti murali del piano nobile, dove i residui più o meno vasti di affreschi delle stanze dimostrano come i soggetti  raffigurati fossero i segni dello Zodiaco, il cardinale Flavio Chigi volle probabilmente celebrare la sua stessa persona. Alla realizzazione degli affreschi delle sale collaborano Giovan Battista delle figure (figure), Michelangelo Ricciolini (figure), Niccolò Stanchi (flora e fauna) e François Simonot (“boscarecce”). Diversi i soggetti rappresentati nel secondo piano, dove spiccano invece rappresentazioni mitologiche accanto alle allegorie  delle Stagioni e degli Elementi.

Primo piano

SALONE ALESSANDRO MAGNO 

All’interno della ricca decorazione  del Palazzo, eseguita da diversi artisti per volontà dello stesso Cardinale Flavio Chigi, si inseriscono le Storie di Alessandro Magno, soggetto delle grandi tele che impreziosivano il salone. Si tratta di una serie di episodi incentrati sulla figura di un eroe antico, la cui persona viene idealizzata. Le Storie di Alessandro Magno sono da intendere come omaggio del cardinale Chigi allo zio, Papa Alessandro VII.

 

Le grandi tele, realizzate da Michelangelo Ricciolini, si riferiscono ai seguenti episodi: Alessandro e Timoclea, Alessandro e Diogene, Alessandro taglia il nodo di Gordio, Alessandro e il medico Filippo, La famiglia di Dario davanti ad Alessandro, Alessandro uccide un leone. Delle otto tele che decoravano le pareti, solamente una è stata restaurata e ricollocata nella posizione originale e raffigura una delle due scene in cui la famiglia di Dario si presenta al cospetto di Alessandro Magno. La tecnica di realizzazione è piuttosto inconsueta, povera e veloce. Si tratta di una tecnica generalmente indicata con il termine di “tempera magra”, che in questo caso è stata ulteriormente semplificata. Il colore infatti è stato steso direttamente sulla tela di lino con chiara d’uovo come legante, senza l’impiego di alcuno strato preparatorio. Si tratta di una tecnica estremamente delicata e fragile che dà come risultato una pittura opaca. Il motivo della scelta di un così particolare sistema è da ricercare probabilmente nella volontà di conseguire velocemente un risultato su ampie superfici, al minor costo possibile.